In queste settimane, la lotta al “pezzotto” punta a sorpresa verso gli USA. Con un ricorso al Tribunale di Milano del 3 aprile, la Lega Serie A ha chiamato in causa una società informatica statunitense che – si legge nel ricorso – avrebbe fornito «servizi ai pirati» e anche «ai loro clienti». Si chiama Cloudflare e permetterebbe di aggirare lo scudo anti-pezzotto che l’AgCom ha schierato dal 2 febbraio.
Quelle della Lega Serie A – scrive La Repubblica – sono accuse chiaramente di parte. Sarà il Tribunale di Milano a decidere se indagare. Secondo la Lega, i pirati stanno attuando una precisa strategia. Cercano di eludere lo scudo del Garante italiano; e intanto diffondono in Rete le istruzioni che permettono al “tifoso” di vedere le gare senza rischi, in forma anonima.
Entrambe le mosse dei pirati sarebbero possibili anche grazie ai servizi che questa società tecnologica USA offre. E sul punto i legali della Lega scrivono che Cloudflare «fornisce agli spacciatori» di partite (i pirati) «il locale di spaccio e le vie d’uscita», per farla franca. Il ricorso della Lega cita uno specifico servizio che l’azienda sotto accusa sta proponendo: la Vpn gratuita. La Lega ricorda che l’utilizzo della Vpn «sposta il collegamento tra i pirati e i propri clienti da una rete pubblica a una privata, in un circolo segreto dove è possibile operare al di fuori dei controlli delle Autorità».
Gli abbonati alle pay-tv illegali sarebbero comunque individuabili, a patto che l’azienda fornitrice della Vpn condividesse con le «forze dell’ordine i log di connessione». Cosa che l’azienda statunitense si starebbe rifiutando di fare. Lo scudo anti-pirati sbarra anche due porte di accesso ai siti illegali: si chiamano, in gergo tecnico, IP e FQDN. Anche qui, la Serie A accusa l’azienda USA di mettere a disposizione dei “tifosi” lo strumento capace di bypassare il blocco.
Il ricorso cita infine un ulteriore servizio, chiamato CDN. Tutte le tv via Internet se ne servono. La tecnologia manda la partita a dei server di distribuzione più vicini alla casa del tifoso, in modo da garantirgli una visione nitida e continua. Ora, la Lega sostiene che Cloudflare potrebbe facilmente negare il servizio alle pay-tv illegali, ma non lo fa. Infine, Cloudflare fornirebbe alle pay-tv pirata il DNS autoritativo. Quando il Garante italiano blocca una porta di accesso e di visione della pay-tv truffaldina, questo paracadute apre subito delle porte di riserva.
Cloudflare da sempre respinge ogni accusa e soprattutto le richieste delle autorità italiane, perché «illecite o incostituzionali». Cloudflare lamenta poi di subire, per mano dello scudo italiano anti-pezzotto, l’oscuramento di siti perfettamente legali. Nel ricorso della Lega si legge che, il 24 febbraio 2024, due indirizzi del Garante sono stati raggiunti da «circa 1200 mail» di protesta. Fonti AgCom riferiscono che le mail sarebbero state ben 2000, alcune da mittenti ordinari, altre da mittenti con Pec legalmente valida.
AgCom spiega che l’ondata di mail non ha avuto alcun seguito: curiosamente nessuno dei siti si è fatto vivo nei giorni a seguire. I legali della Lega Serie A indicano in Cloudflare il regista delle proteste via mail. In questa rivalsa, l’azienda avrebbe offerto assistenza ai siti «presumibilmente legali» oscurati. E con questa assistenza, Cloudflare perderebbe la «neutralità che un provider deve avere».