Torino, archiviata l’indagine su Seck per “revenge porn”. La vittima denuncia pressioni

Archiviata l’indagine sull’attaccante del Torino, ma la vittima denuncia pressioni a proposito della firma di un accordo di risarcimento.

Demba Seck indagine revenge porn
(Foto: Stefano Guidi/Getty Images)

Non ci sarà alcun processo a carico del calciatore del Torino, Demba Seck, per il revenge porn subito da una delle sue ex ragazze. Il gip di Torino – scrive l’edizione torinese de La Repubblica – ha archiviato l’indagine nata dalla denuncia della ventenne ripresa, a sua insaputa, dall’attaccante granata durante alcuni rapporti sessuali.

Seck aveva spedito i video ad un amico e a un altro calciatore scambiando poi su whatsapp commenti come: «Ahahaha». «Figa questa». «Che animale». «Questa sera mangiamo ancora». Il gip ha accolto la richiesta di archiviazione del pubblico ministero Enzo Bucarelli, che nel chiedere il proscioglimento del calciatore puntava su una transazione economica riservata, sottoscritta dalla ragazza e dall’indagato.

Un accordo ritenuto “congruo” dalla procura e firmato dalla persona offesa in un momento in cui non era stata ancora trovata la prova della divulgazione dei video. «Voleva solo sesso da me, io una relazione seria» , aveva raccontato la ragazza ai carabinieri. Seck l’aveva contattata più volte dopo la rottura. E le aveva inviato i video ripresi di nascosto. «Continua pure a parlare male di me in giro…», le aveva scritto.

La giovane a quel punto aveva deciso di denunciare, dicendo ai militari che attivavano la procedura del cosiddetto codice rosso. L’inchiesta viene assegnata al pubblico ministero di Torino Enzo Bucarelli, che è tifoso granata e che qualche mese dopo finisce indagato dalla procura di Milano con l’accusa di frode in processo penale e depistaggio. Gli agenti della polizia giudiziaria lo accusano di avere personalmente cancellato dal cellulare di Seck, durante la perquisizione, i video incriminati che dovevano diventare la prova del revenge porn.

Il pm avrebbe poi, secondo gli inquirenti, avvisato la società del Toro dell’imminente perquisizione nei confronti del calciatore. Tanto che all’arrivo della polizia giudiziaria nella sede granata, il 21 febbraio scorso, Seck sarebbe stato già lì con a fianco il suo avvocato. Bucarelli a questo punto avrebbe cancellato i video dal cellulare del giocatore e scritto sul verbale che i video “vengono eliminati” dopo essere stati visualizzati.

A fine luglio Bucarelli chiede l’archiviazione del caso Demba Seck ed è proprio nelle motivazioni della richiesta che si inserisce uno degli aspetti più complessi della vicenda: la firma di quell’accordo riservato, tombale, tra la ragazza e il calciatore nel pieno delle indagini della procura di Torino. La ventenne continua a ribadire di avere firmato senza sapere che i video erano stati divulgati.

E c’è una carta nelle mani degli inquirenti milanesi in cui lei racconta che il pm di Torino avrebbe avuto un ruolo nella vicenda: «Dopo la denuncia sono stata contattata dal pm, che mi ha detto che non c’era stata alcuna divulgazione dei video. In quella occasione, anche in ragione della mancata diffusione, il pm mi consigliava di procedere oltre. E di definire con una transazione la vicenda, individuando quale cifra dell’eventuale risarcimento, funzionale a una remissione di querela, una somma che poteva attestarsi tra i 500 e i 3.000 euro».

Proprio quella transazione è oggi il pilastro su cui si basa la decisione del gip di archiviare il caso. E gli investigatori milanesi si chiedono: perché la procura di Torino non lo tolse a Bucarelli dopo che la polizia giudiziaria fece rapporto sulle modalità poco ortodosse con cui si era svolta la perquisizione?