Berlusconi, il ragioniere Spinelli: «Pagavo chi diceva lui»

Lo storico uomo di fiducia di Berlusconi interrogato dai Pm di Firenze per l’inchiesta sulle stragi: «Pagavo chi diceva lui senza battere ciglio».

Ville Berlusconi in vendita
(Foto: Samantha Zucchi/Insidefoto)

«Sono 43 anni che lavoro per il dottor Silvio Berlusconi. All’inizio seguivo le cose tipiche della famiglia, mi sono occupato dell’amministrazione spicciola come gli acquisti, le spese, il personale domestico, ed avevo un ufficio ad Arcore; successivamente mi sono spostato a Milano 2, ed ho continuato ad occuparmi dell’amministrazione della famiglia, ma ho iniziato a curare anche alcune società». Inizia così la deposizione davanti ai pm di Firenze la deposizione del ragionier Giuseppe Spinelli, 82 anni, l’uomo che custodisce i segreti finanziari di Silvio Berlusconi tanto da avere le chiavi delle holding di famiglia. Come riportato da Repubblica, Spinelli è stato interrogato nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi del 1993 in cui è indagato Marcello Dell’Utri (fino alla morte lo è stato anche lo stesso Berlusconi).

«Ho conosciuto il dottor Dell’Utri nel periodo in cui avevo l’ufficio ad Arcore; non ho mai avuto rapporti diretti con lui; ricordo che alla fine degli anni ‘80 Berlusconi fece una serie di donazioni notarili a varie persone, tra cui Dell’Utri, Bernasconi, Confalonieri e il cugino Foscale; erano donazioni in favore dei principali responsabili che avevano procurato lo sviluppo di Fininvest. Dopo le donazioni, fui incaricato da Berlusconi di effettuare bonifici in favore di Dell’Utri, con la causale prestito infruttifero, ma i prestiti non sono mai stati restituiti. Dell’Utri ha lavorato per società riconducibili a Berlusconi dagli inizi degli anni ‘80 fino alla metà degli anni ‘90».

Spinelli prosegue spiegando che tra lui e Berlusconi «c’era un rapporto fiduciario» e dice di aver conosciuto Dell’Utri «quando Pubblitalia è nata nell’80» e ricorda che la prima volta si sono incrociati ad Arcore «come poteva capitare di arrivare mentre i politici se ne andavano, ecco, qualcosa del genere, ho incrociato Dell’Utri come ho incrociato anche altre persone». Secondo Spinelli per riconoscere ad alcuni manager il lavoro che avevano fatto di far espandere la Fininvest «ha voluto ringraziarli» facendo donazioni che riguardavano Dell’Utri, Confalonieri, Bernasconi, Foscale e il fratello Paolo Berlusconi, «poi ha aggiunto anche qualche cugina che non c’entrava niente col lavoro, perché è sempre stato molto generoso».

In particolare, una delle domande ha riguardato le operazioni dal 2011 al 2021, che hanno movimentato 32 milioni e 700mila euro a favore di Dell’Utri. «Erano richieste di aiuto che la moglie di Dell’Utri ha fatto. La signora Ratti doveva pagare gli avvocati, c’erano le spese e non avendo più nessun lavoro… era una richiesta di aiuto fatta direttamente a Berlusconi. Conti correnti?Alcuni conti sono cambiati a causa del divorzio con la signora Veronica, perché a un certo punto c’era la Montepaschi … bloccato i conti e allora abbiamo dovuto aprire conti nuovi in quel periodo, è per quello che rischio di fare confusione».

«Altri bonifici? A Foscale proprio come gratitudine per quello che ha fatto quando era uno dei responsabili di Fininvest, e suo fratello perché è suo fratello. Ricordo che il papà del dottor Berlusconi quando ha iniziato con Milano Due, che doveva comprare, aveva dato tutta la sua liquidazione, tutto quello che poteva e gli ha detto: “Ricordati sempre che hai un fratello e una sorella”, che purtroppo è morta. Ecco, lui è ligio e anche dopo cinquant’anni e anche di più, quando ha bisogno, il fratello è il fratello insomma», dice Spinelli. Quindi persone diverse dalla cerchia familiare che ricevono somme di denaro, come Dell’Utri, non ce ne sono? «A me non vengono in mente», e descrive il loro rapporto come «un’amicizia fraterna».

«I giornali mi hanno dipinto come se fossi il factotum del dottor Berlusconi», si lamenta il ragioniere, «grazie a questo mi sono trovato in casa anche dei delinquenti, perché pensavano che io potessi andare in banca a prelevare quello che volevano. Sono il classico ragioniere… la mia preoccupazione è non fargli spendere più del necessario, ma se lui mi dice: “Fai un bonifico di tot”, non batto ciglio. Ho puntato soprattutto sulla mia onestà nei suoi confronti, di essere trasparente, prudente, senza entrare mai nel merito, se non mi veniva richiesto».

«Ha saputo che nella villa di Arcore ha vissuto il pregiudicato Vittorio Mangano? Sì, questo l’ho saputo dai giornali. Quando sono arrivato non c’era più», prosegue, sottolineando poi di non conoscere il modo con il quale veniva pagato Mangano, visto che chi amministrava prima di lui i conti non ha lasciato una contabilità in ordine. «Non c’era molto da guardare, perché era una contabilità di una famiglia qualsiasi. In quel momento i figli erano piccoli, il dottore non era ancora quello che poi è diventato, per cui il precedente amministratore non mi ha dato per esempio, tutte le dichiarazioni dei redditi. Mi ha dato l’ultima per andare avanti. Mi ricordo che era presente a questa consegna il papà del dottor Berlusconi. Ha voluto essere presente alla consegna, così lui era tranquillo. Era in pensione, ma si interessava. Andavo a casa sua e facevo vedere forse più a lui che a suo figlio, perché magari non aveva tempo e quindi tante cose le vedeva lui e quel passaggio di consegne è stato fatto proprio alla buona».