I momenti societari dietro lo strappo tra Inter e Milan sullo stadio

Terminato il momento elettorale legato alle elezioni regionali in Lombardia come per magia sono sparite le dichiarazioni dei politici sulla questione San Siro e la questione è tornata…

San Siro referendum Inter e Milan
Football Affairs
(Foto: Mike Hewitt/Getty Images)

Terminato il momento elettorale legato alle elezioni regionali in Lombardia come per magia sono sparite le dichiarazioni dei politici sulla questione San Siro e la questione è tornata sui banchi di chi ne ha competenza: ovvero Inter, Milan e il Comune di Milano, proprietario dell’attuale impianto meneghino.

Al di là delle svariate zone nelle quali dovrebbe sorgere il nuovo stadio di Inter o Milan, la vera notizia della settimana è che per la prima volta da quando è iniziato l’iter del processo (nel luglio 2019 con la presentazione del primo “Progetto di Fattibilità Tecnico Economica”), Inter e Milan non sembrano più marciare insieme compatte verso il nuovo stadio.

La prima mossa è stata del Milan che ha detto di essere interessata all’area dove sorge l’Ippodromo La Maura (sempre nella zona di Lampugnano-San Siro ma non più nell’area adiacente al Meazza) per edificare un impianto per la sola società rossonera. Un decisione che per stessa ammissione di Alessandro Antonello, amministratore delegato corporate dell’Inter, ha preso di sorpresa la società nerazzurra.

Tanto che chi lo ha incontrato recentemente narra di una certa irritazione da parte del top manager interista. Antonello infatti ha ribadito come per l’Inter la strada maestra è quello del nuovo San Siro con il Milan (ovvero da realizzare allo spazio adiacente allo stadio attuale) ma ha spiegato al sindaco di Milano Giuseppe Sala che nel caso dovesse andare via da San Siro ha pronto un piano B fuori Milano. Secondo quanto emerso si tratterebbe dell’area Cabassi nel comune di Rozzano.

A fare le spese di questa situazione sembra essere sicuramente il Comune di Milano che incassa in totale oltre 8 milioni l’anno d’affitto dalle due squadre (in totale) oltre a non doverne sostenere le spese di manutenzione. Si può dire quindi che malcontati il Comune rischia di trovarsi un buco superiore alla decina di milioni se i due affittuari stabili se ne dovessero andare. E che, nonostante le speranze, non sarà facile colmare questo gap soltanto con concerti, gare di rugby o eventi fieristici.

Ciò che appare certo, inoltre, come ha ammesso sin da subito il sindaco Giuseppe Sala, è che «il vecchio San Siro vecchio non lo vuole nessuno, il Comune ora ha un grosso problema». Non a caso il primo cittadino si è subito affrettato a incontrare i manager delle due squadre – gli amministratori delegati Alessandro Antonello per l’Inter e Giorgio Furlani per il Milan – oltre al proprietario del Milan Gerald “Gerry” Cardinale, in Europa anche per il meeting organizzato dal Financial Times a Londra sulle prospettive del calcio e business a livello mondiale.

IL SALTO IN AVANTI DEL MILAN VERSO IL PIANO LA MAURA

Ma perché proprio ora questo salto in avanti da parte del Milan? La ragione per lo più va ricercata nella struttura finanziaria dell’operazione che ha portato Cardinale a controllare il Milan. In una operazione tipicamente da fondo di private equity, il manager ex Goldman Sachs si è impegnato verso i suoi investitori a ritornare il capitale (con plusvalenza) in un orizzonte temporale che va in media dai cinque ai sette anni. E in tal senso, anche per garantire appunto il ritorno ai propri investitori, lo stadio resta un asset di primaria importanza: senza, infatti, è impossibile poter restituire più di quanto investito nell’acqusto del club rossonero.

È evidente quindi che in una siffatta operazione la variabile tempo è fondamentale. Quindi Cardinale tutto si augura tranne che lo stallo che si è registrato su questo tema negli ultimi quattro anni, tenendo conto che il primo progetto del nuovo impianto è del 2019.

Ma se questo è il momento societario del Milan, qual è quello dell’Inter? La dirigenza nerazzurra assicura di avere le idee chiare sul nuovo stadio: strada maestra il nuovo San Siro assieme al Milan, oppure si andrà per il piano B che, secondo quanto fatto filtrare, prevede il nuovo stadio in solitaria nell’area Cabassi nel comune di Rozzano. E in questo quadro va notata la grande abilità tattico-negoziale di Antonello, che sorpreso per le mosse rossonere, ha spiegato a Sala di avere accordi per un progetto fuori Milano (se fosse stato in città il sindaco avrebbe dovuto saperlo) e in un’area privata. E quindi fuori dai legami che il primo cittadino di un capoluogo ha inevitabilmente con i suoi omologhi nei municipi prospicienti.

Ma quello che preoccupa di più gli altri soggetti coinvolti nell’operazione è la questione della proprietà. Suning ha ripetuto più volte di avere in essere un progetto di lungo periodo per l’Inter. Anche se, a meno di imprescrutabili motivazioni di natura politica, a livello commerciale non se ne capisce bene la ragione, visto che il brand cinese non vende prodotti in Europa né ha punti vendita nel continente. E la vecchia idea di espandere l’importanza del calcio in Cina attraverso investimenti nei club occidentali sembra essersi arenata da tempo dalle parti di Pechino.

Ma ciò che più conta è che Suning deve ripagare quasi 300 milioni di euro entro il maggio 2024 al fondo statunitense Oaktree, pena il passaggio del pacchetto di maggioranza del club nerazzurro alla stessa società di investimento USA. E qui c’è una grande differenza con il Milan. Mentre quella rossonera è nei fatti una società senza debiti e la costruzione potrebbe essere finanziata anche eventualmente a debito, l’Inter in questo senso ha possibilità molto più limitate, considerando la situazione debitoria della società.

I piani per il nuovo Meazza infatti prevedevano che il debito contratto per la costruzione dello stadio non sarebbe ricaduto direttamente sui bilanci dei due club, ma su quelli di M-I Stadio, la società di cui i due club milanesi sono soci al 50% e attraverso cui gestiscono oggi l’impianto. La società nerazzura, nel caso proseguisse da sola, difficilmente potrebbe sopportare un ulteriore indebitamento importante direttamente sulle proprie casse, considerando già oggi la posizione finanziaria netta negativa per quasi 300 milioni, i debiti complessivi per 880 milioni e gli interessi annui oltre 40 milioni, oltre al fatto che, visto il bond da 415 milioni emesso nel febbraio 2022, il club non ha attualmente asset propri da fornire come garanzia (per il bond sono stati dati in pegno i ricavi da sponsor e diritti tv).

Neanche le quote dello stesso club possono essere fornite come garanzia, visto che sono già in pegno per il finanziamento di Oaktree a Suning. La strada potrebbe essere quella di utilizzo il nuovo stadio da dare in pegno in un nuovo finanziamento, ma da sola sarebbe più complicato ripagare il prestito anche in una operazione stile project financing (quindi con gli incassi aggiuntivi che vengono utilizzati prima per saldare il debito) come nel progetto originale per il nuovo San Siro, visto che con un solo club ovviamente anche i ricavi si dimezzerebbero.

IL FUTURO DELL’INTER E IL PESO SUL PROGETTO SAN SIRO

Infine, ma non certo meno importante, non è un mistero che due importanti società finanziarie nordamericane, Goldman Sachs e Raine Group, stanno da tempo monitorando il mercato internazionale per trovare investitori potenzialmente interessati all’Inter. In questo quadro è comprensibile capire i motivi per i quali gli altri soggetti coinvolti, soprattutto nell’ottica di un investimento di lungo periodo quale è uno stadio, si domandino se la proprietà dell’Inter sarà la stessa nel medio termine oppure se no. E in questo caso chi ne sarà il proprietario e quali saranno le sue idee sul tema stadio.

Non a caso prima se lo è chiesto anche con dichiarazioni pubbliche Sala, che oltre ad avere molto a cuore il club nerazzurro per questioni di tifo, prima di fare il sindaco è stato un importantissimo manager pubblico (commissario unico e amministratore delegato di Expo 2015) e prima ancora ha svolto con successo una notevole carriera da dirigente aziendale in importanti gruppi industriali. Insomma se c’è un sindaco in Italia che ha molti addentellati con il mondo finanziario e ne capisce di cose economiche questo è Beppe Sala. E in questo senso vanno registrate con molta serietà le parole dello stesso sindaco di Milano di non avere avuto conferme circa un progetto dell’Inter fuori Milano.

Ma poi inevitabilmente se lo è domandato anche il Milan, che sottotraccia è sempre stato un po’ preoccupato della situazione sull’altra sponda del Naviglio, e soprattutto Cardinale che, vista come è strutturata la sua operazione, non ha molto tempo se nel medio termine vuole ripagare gli investimenti (con guadagno) dei suoi investitori. Da qui levoluzione dei fatti negli ultimi giorni: rompere gli indugi e andare avanti sull’ipotesi di andare in solitaria nella zona dell’ippodromo La Maura.

In sostanza all’Inter lo stallo può anche andare bene in vista di schiarite sul fronte proprietario, al Milan no. Di qui lo strappo.

In che modo finirà? Come si spiegato in un altro appuntamento di questa rubrica, la questione del nuovo stadio sembra avere appannato l’immagine di una città come Milano, sempre dipinta (almeno in Italia) come la capitale del decisionismo e del sapere fare e invece su questo tema impantanata dal 2019.

Una cosa però è certa. Che il balletto di dichiarazioni, ipotesi e incontri di questi giorni ha messo ancora di quanto già non lo fosse l’amministrazione comunale in una posizione decisamente scomoda, tanto che il sindaco Sala ha praticamente detto di potere anche vendere il vecchio San Siro praticamente a zero se qualcuno se ne facesse carico e lo utilizzasse.

Sempre Sala in suo podcast sul tema di ieri che «il Milan ci ha comunicato che sta valutando una nuova opzione, sita nell’area chiamata La Maura. Questa nuova ipotesi di localizzazione significa due cose: primo, andare a costruire su un altro terreno, questa volta privato e non pubblico, secondo, sganciarsi dall’Inter. La proprietà del Milan mi ha comunicato che necessita di tre settimane per studiare un master plan su La Maura, che riguarderebbe solo lo stadio e Casa Milan, non altre costruzioni». 

Il sindaco ha poi però precisato: «Come è una verità è il fatto che a oggi le società non ci hanno formalmente comunicato la rinuncia al progetto sui cui hanno lavorato insieme nell’ultimo periodo, cioè un nuovo stadio nell’area di San Siro che per una questione di spazi prevederebbe comunque l’abbattimento del Meazza, la procedura è ancora in atto e le società devono risponderci formalmente».

Insomma come a dire che tutte le opzioni restano sul tavolo. E il feuilleton sembra destinato tristemente a nuove puntate.