Calcio e Covid, il contributo del pallone alla diffusione del virus

Le partite di calcio come contributo al contagio da Coronavirus in alcune aree del pianeta. E’ questa la tesi sostenuta da uno studio di Edge Health – e pubblicato dal…

Final Four Champions League

Le partite di calcio come contributo al contagio da Coronavirus in alcune aree del pianeta. E’ questa la tesi sostenuta da uno studio di Edge Health – e pubblicato dal Times –, gruppo di ricerca che elabora dati per conto del servizio sanitario britannico.

In particolare, il focus dell’analisi è la gara disputata l’11 marzo ad Anfield tra Liverpool e Atletico Madrid, valida per il ritorno degli ottavi di Champions. Il match sarebbe all’origine di 41 morti registrate in Inghilterra nei 25-35 giorni successivi.

La sfida sarebbe stata un’autentica bomba virologica dovuta alla presenza allo stadio di 52 mila spettatori, tra i quali tremila provenienti da Madrid, dove era già in vigore un blocco parziale. Anche il sindaco di Madrid, José Luis Martinez Almedia, ha ammesso qualche settimana fa che «quel match è stato un errore e, con il senno di poi, andava evitato».

Anche Steve Rotheram, sindaco dell’area metropolitana di Liverpool, ha detto la sua a tal proposito: «Se le persone hanno contratto il coronavirus come risultato diretto di un evento sportivo che crediamo non avrebbe dovuto aver luogo, beh, è scandaloso».

La sfida di Champions non è però l’unica entrata nel mirino dell’opinione pubblica come possibile mezzo di diffusione del virus. A fine marzo, per esempio, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ipotizzava che la sfida di Eccellenza tra Albino e Codogno fosse una possibile spiegazione della grande diffusione del virus, che dal comune lodigiano si è spostato in tutta la bergamasca.

A proposito di Bergamo, molto noto è anche il caso Atalanta-Valencia, altra partita di Champions League ritenuta a rischio e disputatasi allo stadio Giuseppe Meazza di Milano il 19 febbraio 2020, davanti ad almeno 40mila tifosi provenienti da Bergamo. Il medico immunologo, responsabile del day hospital di immuno-infettivologia del Policlinico Umberto I di Roma, Francesco Le Foche, ha definito questo match come uno dei catalizzatori dell’infezione nella zona bergamasca.

Tornando allo studio pubblicato dal Times, nell’analisi si fa riferimento anche ad altri eventi sportivi che in quei giorni hanno visto nel Regno Unito la partecipazione di nutrite schiere di spettatori: dalla gara Scozia-Francia del Sei Nazioni di rugby a Edimburgo con 67 mila spettatori a una manifestazione ippica tenutasi a Cheltenham, alla quale hanno assistito 60 mila persone.